Basta dare uno sguardo alla letteratura scientifica a riguardo, per capire quanto le cellule staminali siano la chiave della medicina che verrà. Non un utopia, ma una vera e propria speranza per il futuro, come dimostrano i numeri delle persone che hanno deciso di affidarsi alla conservazione del cordone ombelicale.
Una delle ultime ricerche di interesse è stata recentemente pubblicata su Lancet (autorevole rivista medica) e ha come oggetto la riabilitazione dei pazienti che hanno avuto un infarto. I tessuti del cuore rimasti per alcuni istanti privi di afflusso sanguigno possono risultare difatti danneggiati e serve prestare molta attenzione alla cura di questo organo per scongiurare conseguenze negative.
Prelevando cellule staminali dai tessuti cardiaci sani degli stessi pazienti e – una volta coltivate di numero – reintrodotte nei loro organismi, un team di ricercatori del Cedars-Sinai Heart Institute (Los Angeles) ha raggiunto un obiettivo importantissimo: nei pazienti che hanno preso parte alla sperimentazione di questa terapia a base di staminali, i tessuti dannaggiati del muscolo cardiaco risultavano col tempo meno estesi. Un passo avanti nelle terapie riabilitative post-infarto.
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La ricerca sulle cellule staminali prosegue e dopo la scoperta di cellule staminali nella retina continuano le rivelazioni nel settore oculistico. Secondo una ricerca svolta presso l’ Università di Los Angeles in California il trapianto di staminali nella retina di pazienti affetti da malattie generative potrebbe avere degli effetti positivi sulla malattia.
In realtà in America sono stati già eseguiti, sempre in via sperimentale, interventi di questo tipo. I ricercatori stessi dello studio sopracitato hanno infatti impiantato cellule staminali su due pazienti malati e a distanza di 6 mesi hanno visto dei miglioramenti su entrambe i soggetti. I risultati di questa scoperta sono stati pubblicati sulla rivista medico scientifica Lancet e ora sono milioni i pazienti che sperano di sottoporsi allo stesso trattamento.
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Il corpo umano è un organismo a dir poco perfetto, un esempio ben riuscito di coordinazione e cooperazione fra tutti gli organi che svolgono ciascuno il proprio compito, fondamentale per l’insieme.
Fra gli organi più importanti, assieme al cuore, troviamo i polmoni: respirare, la cosa più semplice ed importante al mondo, viene resa possibile grazie a loro. Questo organo però, purtroppo, è spesso bersaglio di patologie, dovute a cause che non dipendono direttamente dal comportamento della persona (es. asma) oppure sì, per esempio i tumori connessi al fumo di sigaretta.
Per fortuna però la ricerca sulle staminali ha portato frutti anche in questo campo: un esperimento – per ora svolto esclusivamente su topi, ma che lascia ben sperare anche per l’uomo – ha infatti dimostrato come le cellule staminali prese dagli stessi, nel giro di qualche mese andassero a rigenerare il tessuto danneggiato del polmone.
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Le ricerche sulle cellule staminali sono sempre più numerose e le applicazioni terapeutiche che queste cellule possono trovare sono sempre più disparate. L’ultima scoperta proviene dall’università di Tor vergata che ha studiato approfonditamente l’insulina scoprendo un attivatore e una guida per le cellule staminali adulte dello stesso soggetto.
Lo studio ha dimostrato che iniezioni di insulina facilitano il differenziamento delle cellule staminali del grasso introdotte con lo scopo di creare nuove cellule e contribuiscono a una maggiore vascolarizzazione del grasso. Questa scoperta si rivelerà utile nel campo della chirurgia plastica specie nel trattamento di ulcere, ferite e ustioni.
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L’ennesima ricerca sulle cellule staminali svolta a Singapore ha reso noto altre potenziali applicazioni terapeutiche delle staminali. Dagli studi emerge che tali cellule si trovano alla base del processo di rigenerazione dei tessuti polmonari.
La ricerca ha evidenziato che le staminali adulte si rigenerano solamente all’interno del tipo di cellula che le ha generate, mentre quelle giovani sono in grado di rigenerare qualsiasi tipo di tessuto. Sono stati eseguiti degli esperimenti in laboratorio con l’obiettivo di sviluppare medicinali appositamente ideati per la guarigione delle vie respiratorie e dei polmoni.
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La ricerca sulle cellule staminali non si ferma mai e l’ultima scoperta è frutto degli studi condotti da un team di ricerca inglese che ha elaborato una nuova tecnica per la produzione di cellule staminali. Una tecnica che si è rivelata molto più efficace rispetto ai metodi tradizionali.
I ricercatori inglesi hanno aggiunto alla procedura tradizionale due nuovi fattori così da migliorare non solo le performance, ma anche di velocizzarle. I due fattori in questione sono il recettore gamma dell’acido retinoico e l’omologo recettore epatico. Con l’introduzione di questi due fattori le cellule staminali sono pronte in 4 giorni, rispetto ai 7 che trascorrono con le tecniche utilizzate ad oggi.
Gli esperimenti e risultati della sperimentazione sono stati riportati dalla rivista Pnas
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Gli studi sulle cellule staminali fatti fino ad ora non si contano e – come abbiamo ripetuto diverse volte – hanno dato luogo a scoperte davvero sensazionali nel campo della medicina curativa. Una delle fonti di queste cellule primitive straordinarie è notoriamente il cordone ombelicale, ma alcuni studi fatti dai ricercatori hanno evidenziato la presenza di staminali anche in un altro “tessuto” legato prettamente al periodo della gravidanza: il latte materno. Infatti, sono addirittura tre le tipologie di cellule staminali riscontrate nel latte materno: la loro funzione sarebbe quella di contribuire al consolidamento di ossa e muscoli nel bambino appena nato. Queste cellule non vengono toccate difatti dal processo digestivo ed in questo modo contribuiscono attivamente alla crescita del piccolo.
Questa scoperta apre dunque scenari interessanti e ha dato il via a numerosi altri studi sulle staminali, in quanto questa fonte di cellule primitive è davvero alla portata di tutti.
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La SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica) è una malattia rara, ma dagli effetti devastanti sull’organismo di chi ne è affetto: andando a colpire i motoneuroni – ovvero proprio i neuroni che consentono il controllo dei muscoli – negli anni può portare a difficoltà nell’articolazione della parola ed a paralisi più o meno estese.
Le cause di questa malattia grave non sono ancora del tutto chiare, ma uno studio svolto presso l’Università di Tel Aviv lascia ben sperare per il futuro. Sul Journal of Stem Cells Reviews infatti sono stati resi noti di recente i dettagli di questa ricerca studiata da Eldad Melamed e Daniel Offen (Facoltà di Medicina, Felsenstein Medical Research Center). Dopo una prima fase di studio sulle potenzialità delle cellule staminali del midollo osseo, si è partiti con la sperimentazione su persone affetta da SLA, con risultati incoraggianti: le staminali, andando a rigenerare le cellule neuronali, sono riuscite a rallenatare il decorrere della malattia. Un successo che lascia intravedere la luce anche per altre malattie del sistema nervoso, come Parkinson e Huntington.
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La recente ricerca svolta presso il laboratorio di ricerca del Dipartimento di medicina trasfusionale dell’ospedale di Pescara ha portato alla luce una sottofamiglia di cellule staminali.
E’ stata infatti scoperta una cellula bipotente in grado di produrre contemporaneamente cellule ematiche e cellule endoteliali, ossia le cellule che contribuiscono alla formazione di vasi, arterie e capillari. Questa cellule secondo gli esperti ha lo stesso comportamento di un emangioblasto è, come già detto, capace di creare tipi cellulari del sangue e dei tessuti endoteliali. I ricercatori sostengono che questa cellula non può essere applicata immediatamente in ambito medico, ma non è da escludere un suo utilizzo nella cura dei tumori in futuro.
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La ricerca sulle cellule staminali continua e si rivela sempre più importante per le potenziali applicazioni terapeutiche in presenza di specifiche patologie. In gran Bretagna sta per essere avviata un trial clinico che vuole sperimentare l’uso delle staminali per la cura della sclerosi multipla. Il team è composto da medici e studiosi provenienti da diversi parti del mondo, compresa l’Italia, il cui esponente guiderà uno dei tre trial. Ai pazienti che collaboreranno con la ricerca verranno iniettate le proprie cellule staminali prelevate dal proprio midollo osseo. Lo studio vuole dimostrare che tali cellule possono raggiungere e riparare le zone danneggiate del sistema nervoso così da ridurre la disabilità dei malati e arrestare l’avanzare della malattia. Tuttavia si tratta di un esperimento e i ricercatori sostengono che i primi risultati si potranno raccogliere solo fra cinque anni.
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