La cultura della donazione del sangue – fortunatamente – è al giorno d’oggi ben radicata. Meno invasivo del prelievo per il trapianto del midollo osseo, quello di sangue viene effettuato ogni giorno da migliaia di donatori che così facendo contribuiscono ad alimentare le risorse di sangue, utili per trasfusioni di qualsiasi motivo.
Riserve ben fornite, ma non si può mai dire di averne a sufficienza: ecco perchè sono numerosi gli studi che hanno tentato di ricreare in laboratorio sangue di tipo artificiale. Dalla Francia, in questo senso, arriva una notizia incoraggiante: un team di studiosi è riuscita ad ottenere sangue utilizzando cellule staminali di origine midollare. La vera rivoluzione sta nel fatto che questo sangue, una volta effettuata la trasfusione sul paziente, non ha dato luogo a problematiche, anche perchè era stato ottenuto con cellule proveniente dal midollo dello stesso paziente. Con i tempi ed i mezzi necessari dunque per il futuro si intravedono buone probabilità di poter attingere, in caso di bisogno, a riserve di sangue artificiale create da nostre stesse cellule, eliminando quindi ogni rischio di incompatibilità.
La ricerca e le malattie curate
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Ad Amsterdam durante il V congresso triennale congiunto dei Comitati per la sclerosi multipla ECTRIMS e ACTRIMS rispettivamente europeo e americano, è stato annunciato l’inizio di uno studio internazionale sul trapianto di cellule staminali per il trattamento di soggetti affetti da sclerosi multipla.Continua così la ricerca sulle cellule staminali come cura per la sclerosi multipla.
La prima fase dello studio avrà una durata di circa due anni e si porrà come obiettivo quello di verificare l’efficacia e la tossicità di cellule staminali otttenute dal midollo osseo di persone colpite da sclerosi multipla. La ricerca coinvolgerà centri clinici di tutta l’ Europa e i coordinatori saranno un italiano e un canadese. La ricerca sarà supportata dalla Fondazione Italiana Sclerosi Multipla e dalla Associazione inglese per la Sclerosi Multipla e dalla Fondazione inglese cellule staminali.
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Le scoperte in ambito medico-scientifico, per quanto riguarda l’oggetto di studio cellule staminali, non smettono mai di stupire. Sulla rivista Nature è stato infatti reso noto un esperimento molto interessante che lascia intravedere nuove soluzioni alternative al trapianto per i malati di fegato: una cura del fegato basata sulle staminali. Un gruppo di ricercatori inglesi (Università di Cambridge e Sanger Institute) è riuscita a ricreare in laboratorio cellule staminali epatiche sane che, una volta impiantate su topi affetti da patologie del fegato, hanno portato a risultati positivi in termini di rigenerazione dell’organo. Nel dettaglio, i soggetti studiati erano affetti da una mutazione genetica – gene alfa1-antitripsina – che ne andava ad alterare la produzione della proteina del fegato che protegge dalle infiammazioni, rendendoli quindi bersaglio facile di malattie come la cirrosi epatica. Da questi pazienti sono state prelevate cellule staminali della pelle che, mediante ritaglio e successivo innesto di dna sano, sono state “bonificate” e trasformate in cellule del fegato finalmente sane che impiantate sui topi malati ne hanno consentito il miglioramento delle condizioni di salute.
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La ricerca sulle cellule staminali non si ferma mai e l’ultima scoperta è frutto degli studi condotti da un team di ricerca inglese che ha elaborato una nuova tecnica per la produzione di cellule staminali. Una tecnica che si è rivelata molto più efficace rispetto ai metodi tradizionali.
I ricercatori inglesi hanno aggiunto alla procedura tradizionale due nuovi fattori così da migliorare non solo le performance, ma anche di velocizzarle. I due fattori in questione sono il recettore gamma dell’acido retinoico e l’omologo recettore epatico. Con l’introduzione di questi due fattori le cellule staminali sono pronte in 4 giorni, rispetto ai 7 che trascorrono con le tecniche utilizzate ad oggi.
Gli esperimenti e risultati della sperimentazione sono stati riportati dalla rivista Pnas
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La sterilità è un problema molto sentito in quanto colpisce una fascia considerevole della popolazione mondiale (in cifre, circa il 10%). Per gli uomini affetti da questa patologia il futuro sembra offrire nuove ed interessanti prospettive: sulla rivista Cell è stata infatti pubblicata una ricerca interessante a cura di un team di giapponesi, con risultati a dir poco sorprendenti. Il gruppo di ricercatori – diretti da Mitinori Saitou, professore dell’Università di Kyoto – è riuscito a portare a termine un esperimento straordinario: rendere fertili topi sterili. Nello specifico, il team giapponese ha ricreato in laboratorio – partendo da staminali embrionali – le cellule primitive degli spermatozoi che, una volta impiantate nei topolini sterili, si sono poi sviluppate e hanno dato origine a veri e propri spermatozoi sani capaci di generare una vita. Questo esperimento dunque lascia ben sperare per una possibile applicazione sugli uomini e apre la strada per una sperimentazione in questa direzione, per poter porre rimedio alla sterilità maschile.
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Le cellule staminali, per via del potenziale che rappresentano, sono terreno fertile ed entusiasmante per schiere di ricercatori.
Nel patrimonio di queste cellule primitive sta probabilmente la soluzione per diverse patologie che affliggono la salute umana e gran parte delle scoperte fatte in ambito medico-scientifico negli ultimi anni derivano proprio da studi effettuati in questo campo. L’ultima di queste, presentata dal Prof. Hiromitsu Nakauchi – direttore del Centro per la biologia delle staminali e medicina rigenerativa dell’Università di Tokyo – ha del sensazionale: in futuro, sarà possibile ricreare organi umani all’interno del corpo dei maiali. Quest’affermazione incredibile, ha invece solide basi nell’esperimento effettuato dal team di ricerca del Professore: presi alcuni topi modificati geneticamente in modo da non riuscire autonomamente a generare gli organi interni, gli studiosi vi hanno iniettato cellule staminali di ratti, ottenendo come risultato la crescita di organi di ratto nei topi ospite.
Questo team è dunque riuscito a “coltivare” gli organi di una specie all’interno di un’altra: se questo risultato verrà raggiunto anche con organi umani, sarà la svolta nel campo dei trapianti.
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Nonostante la scoperta dell’esistenza delle cellule staminali sia relativamente recente, la ricerca ha già fatto passi da gigante in questo campo.
L’importanza delle cellule staminali in medicina è ora fuori discussione: queste cellule primitive, caratterizzate dalla potenzialità di specializzarsi poi in qualsiasi tipo di tessuto, sono costantemente oggetto di ricerca e vengono già impiegate per curare determinate patologie. Vengono per esempio impiegate nella cura di alcune malattie del sangue come il morbo di Gunther e alcune forme di leucemia, ma anche per ricostruire tessuti come l’epidermide.
Uno degli utilizzi delle cellule staminali scoperto di recente riguarda le fratture: più precisamente gli studi sono stati condotti su fratture all’omero, osso del braccio.
I metodi comunemente usati per aiutare la ricomposizione dell’osso sono le placche oppure i chiodi: ebbene, si è scoperto che prelevando cellule staminali dal midollo osseo del bacino del paziente e innestandole nel punto di rottura l’osso guarisce più velocemente.
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